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Giovanni Paolo II, vent’anni in cielo: il Papa che fece della Calabria una terra di speranza

Vent’anni fa, il 2 aprile 2005, Giovanni Paolo II lasciava questa terra, consegnando al mondo una testimonianza di fede e coraggio. In Calabria, dove fu accolto due volte con affetto e gratitudine, il suo ricordo si rinnova come eredità viva: dalla visita del 1984 al Congresso Eucaristico del 1988, il Papa ha segnato con parole e gesti una pagina indimenticabile di storia ecclesiale, e non solo, della regione in punta di Stivale.

Il 2 aprile 2005 e l’inizio di una memoria che non si spegne

Sono passati vent’anni da quella sera in cui, nella stanza del Palazzo Apostolico, Giovanni Paolo II rese la sua anima a Dio. Una morte che fu seguita in silenzio da milioni di persone nel mondo. Tanto fu il dolore anche in quella terra di Calabria che accolse l’amato Pontefice in due momenti straordinari che ne hanno segnato la storia: il viaggio apostolico del 1984 e la partecipazione al Congresso Eucaristico Nazionale del 1988 a Reggio Calabria.

Il pellegrinaggio del 1984: una Chiesa che accoglie

Dal 5 al 7 ottobre 1984 Giovanni Paolo II visitò la Calabria in un viaggio che abbracciò città, santuari e comunità. Fu accolto con calore dai fedeli all’aeroporto di Lamezia Terme, e da lì il suo itinerario toccò Catanzaro, Cosenza, Reggio Calabria, Serra San Bruno e Paola. Parlò agli ammalati, ai carcerati, ai giovani, agli operai e ai sacerdoti, tracciando una strada di speranza per una terra spesso segnata da sofferenze e contraddizioni. Pochi anni prima, il 16 di ottobre del 1978, con la sua elezione sul soglio di Pietro, sorgeva un’alba nuova per la storia dell’umanità e della Chiesa con l’invito: «non abbiate paura, spalancate le porte a Cristo»!

Anche per la Calabria la sua visita pastorale fu un rinnovato invito a «spalancare le porte a Cristo», un grande evento di grazia. Oltre alle tre celebrazioni eucaristiche a Catanzaro, Cosenza e Reggio Calabria, significativi furono i momenti unitari vissuti con il Pontefice. Al suo arrivo nell’aeroporto di Lamezia Terme, dove ad attenderlo c’erano i Vescovi della regione, autorità istituzionali, fedeli e tra questi i lavoratori della terra. Con i religiosi e le religiose presso il Santuario del “Santo della Carità” San Francesco da Paola. Con i pellegrini e con i monaci certosini a Serra San Bruno.

A Catanzaro, celebrando la dedicazione della Cattedrale, salutando gli ammalati dell’ospedale civile e il clero nel Seminario Teologico “S. Pio X”. Con gli operai a Crotone segnati dal lavoro industriale incerto e tormentato. A Reggio Calabria, parlando con i carcerati e con i giovani dinanzi alla Cattedrale, speranza del futuro della regione stessa.
Per l’Arcivescovo di Reggio Calabria, monsignor Aurelio Sorrentino, allora presidente della Cec, la visita in terra Calabra di Papa Wojtyla fu in quell’anno un motivo di orgoglio, dopo le visite apostoliche nelle città di Milano, Torino e Palermo.

Le istituzioni calabresi

La Regione Calabria, con l’assessore On. Pino Mallamo, futuro sindaco di Reggio Calabria, si adoperò tantissimo per l’accoglienza al successore dell’Apostolo Pietro. Forti e accoglienti furono anche le parole di benvenuto del presidente della Regione Calabria, On. Bruno Dominijanni, che evidenziava la venuta del Papa come «un avvenimento eccezionale e di straordinario rilievo, destinato ad avere vasta risonanza non soltanto in Calabria e a produrre benefici effetti nel particolare momento che attraversa», reagendo alla rassegnazione.

Il Santo Padre, richiamando l’approdo di San Paolo sulle coste di Reggio Calabria, affermò che la Calabria è stata da sempre una tappa del cammino del popolo cristiano. «L’Apostolo delle genti, “costeggiando” questa terra – disse Giovanni Paolo II – ha avuto modo di vedere i panorami di una regione ricca di bellezze naturali ancora intatte, che anch’io oggi, a tanta distanza di secoli, ho la gioia di ammirare». Una terra di fede «che ha avuto anche i suoi figli sulla Sede di Pietro. Culla di molti santi e tra questi Francesco da Paola, il santo della “Charitas”, della penitenza, della parola coraggiosa e franca, sembra raccogliere emblematicamente in sé i tratti caratteristici della regione natia».

Il messaggio donato alla Calabria

Chi legge e approfondisce i discorsi che San Giovanni Paolo II pronunciò ai calabresi, riscoprirà una «piccola enciclica sociale». Dove affiora il suo carisma personale di un uomo di cultura, di grande sensibilità umana, di difensore della dignità e dei diritti. Di erede del Concilio Ecumenico Vaticano II, che ha contemplato la Chiesa come «mistero di comunione».

La voce di un “Buon Pastore”, che ha scardinato muri invalicabili, segni paurosi di antitetiche e contraddittorie ideologie, irradiando la luce del Vangelo, alimentando nel popolo calabrese il desiderio di esser più fiduciosi, con una fede che non doveva restare solo con il patrimonio della storia passata, ma doveva riproporsi con impegno concreto nella vita di ogni giorno, soprattutto con le opere. Il papa ha sollecitato la gente di Calabria ad un impegno storico missionario, mostrando una particolare attenzione a quella che, secondo un’espressione ormai comune, chiamò «questione calabrese».

Giugno 1988, la seconda volta a Reggio Calabria: un legame che si rafforza con l’Eucaristia

Quattro anni dopo, nel giugno del 1988, Giovanni Paolo II fece ritorno in Calabria per il Congresso Eucaristico Nazionale. A volerlo con forza fu monsignor Aurelio Sorrentino, arcivescovo di Reggio Calabria, che già nel 1983, in modo riservato, aveva chiesto alla Conferenza Episcopale Italiana (Cei) di ospitare l’evento. Lo fece senza consultarsi, temendo che la diocesi potesse scoraggiarlo. Ma aveva intuito il valore ecclesiale e sociale che avrebbe avuto quell’incontro.

“Eucaristia, segno di unità”: un motto, una missione

Il tema scelto per il Congresso fu “Eucaristia, segno di unità”, tratto dal versetto paolino «Sebbene molti siamo un corpo solo». Un’espressione che traduceva in pastorale il desiderio di comunione, corresponsabilità e rinnovamento. Come racconta monsignor Antonino Denisi, allora segretario di Sorrentino, «fu il più grande evento di popolo del secolo scorso». La preparazione coinvolse l’intera diocesi, con Congressi zonali, missioni popolari e riflessioni nelle vicarie, attivando processi ancora oggi vivi in molte parrocchie.

Le giornate congressuali furono arricchite da presenze significative: il cardinale Carlo Maria Martini, il presidente delle Acli Giovanni Bianchi, monsignor Giovanni Nervo, padre Bartolomeo Sorge, padre Raniero Cantalamessa, padre Peter Hans Kolvenbach, e il cardinale Camillo Ruini. Ogni intervento alimentava la riflessione della comunità, che si riscopriva convocata intorno all’Eucaristia come cuore della fede.

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