La quaresima, «questo è il momento, è l'ora del Signore»

Il commento al vangelo della Domenica a cura di monsignor Giacomo D'Anna.

Ogni anno con l’austero rito dell’imposizione delle ceneri sul nostro capo diamo inizio al tempo liturgico della Quaresima, tempo di conversione e di penitenza, tempo di riconciliazione e di pace. Lo definiamo tempo “forte” proprio per il suo valore spirituale che ci aiuta a vivere meglio la nostra vita cristiana. La Quaresima non ha una connotazione lugubre e tenebrosa come se fosse un grande, solenne e interminabile “funerale”; è piuttosto un tempo luminoso perché tempo di rinnovamento.

Ecco perché al suo inizio ritorna forte e incessante l’appello evangelico: “Convertitevi e credete nel Vangelo”, affinché ritorniamo al Signore e sentiamo l’abbraccio del Padre misericordioso. “Questo è il momento, è l’ora Signore, oggi ti voglio incontrare e ritornare nella tua casa per far festa”: sono queste le parole di un canto oggi assai famoso, che ci invita a vivere la Quaresima con un cuore totalmente volto all’incontro con Dio, incontro che in questo tempo diventa più propizio perché ci proietta direttamente alla Pasqua.
Il vangelo di questa prima Domenica di Quaresima è un brano breve ed essenziale, ma che ci offre diversi e importanti elementi di riflessione. Ci dice innanzitutto, con semplicità impressionante, che “lo Spirito sospinse Gesù nel deserto, dove rimase quaranta giorni, tentato da Satana”. Si parla di tentazione e di deserto. Il primo termine sottolinea anzitutto che ancora una volta Gesù vuole esprimere la sua piena solidarietà con la nostra natura umana. Lo aveva fatto poco prima, quando non aveva minimamente esitato a mettersi in fila con i peccatori, a confondersi con una folla di colpevoli, per ricevere anch’Egli il battesimo da Giovani Battista. Adesso di nuovo Gesù non esita a lasciarsi “sospingere” (i biblisti parlano addirittura di “lanciare”) dallo Spirito nel deserto per essere tentato. È significativo che qui il vangelo non ha paura di dirci che è lo stesso Spirito di Dio che permette la tentazione; tuttavia al contempo sottolinea che è ancora possibile attraversare il deserto e vincere la tentazione, se ci fidiamo dello stesso Spirito e se da Lui ci facciamo guidare con docilità, poiché lo stesso non ci abbandona mai. È quanto ha voluto sottolineare la scelta della nuova traduzione del Pater noster, sostituendo la vecchia formula “non ci indurre” con “non abbonarci alla tentazione”, proprio per ricordare che Dio non ci chiede mai nulla di superiore alle nostre forze e che anche quando permette la tentazione è sempre presente per mezzo dei suoi angeli, che sono lì accanto a noi per servirci. Bisogno solo avere occhi e cuore per riconoscerli. Vivere la Quaresima con questa certezza di fede ci permetterà di guardare al deserto e alla tentazione con occhi diversi. Il deserto non sarà più il luogo del tormento e del castigo di Dio, ma sarà l’ambiente ideale dove ritrovare Lui e la sua misericordia, ma anche dove ritrovare sé stessi con tutte le personali potenzialità, energie e qualità. Anche la tentazione non ci apparirà più come qualcosa destinata ad annientarci, ma a fortificarci e ritemprarci.
Ma come affrontare il tempo del deserto, come vincere le tentazioni, come superare con forza e coraggio la prova per una santa Quaresima? Il Vangelo e la Chiesa da sempre ci indicano le armi vittoriose per la lotta, gli strumenti necessari per il combattimento: digiuno, preghiera e carità. Il digiuno come rinuncia a tutto ciò che è superfluo e ci allontana da Dio; la preghiera come intima unione con Dio, come gioia di stare alla sua presenza e gustare la sua amicizia; la carità come gesto concreto di chi si prende cura delle sofferenze dei fratelli, donando loro gioia, pace e consolazione per lo spirito, ma anche cibo, vestiti e tanto amore per la vita. Viviamo così questa Quaresima, faremo un’esperienza bellissima ed esaltante e giungeremo alla Pasqua del Signore con “un cuore nuovo e uno spirto nuovo”.

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