Il regno di Dio sopra ogni cosa

Il commento al Vangelo della Domenica a cura di don Tonino Sgrò
Gesù spiega in parabole il regno dei cieli; il Maestro vuole introdurre i discepoli alla comprensione della realtà più veritiera, perché è l’unica che supera la soglia della morte. La nostra vita è abitata da esperienze e sentimenti diversi, cui ognuno attribuisce una differente rilevanza a seconda del proprio sistema di valori o della libera decisione del momento; tuttavia non tutto è uguale in sé e agli occhi di Dio. Il Padre ha incaricato il Figlio di fondare il regno, che costituisce il dispiegarsi della potenza salvifica della Trinità nella storia, a partire da questo mondo fino all’eternità. Ecco perché non c’è cosa più reale e vera del regno: ne consegue che il credente consapevole e maturo punta tutto su di esso, anche se il regno di Dio è invisibile, poiché egli fonda la sua adesione sulla parola di Cristo che ce lo ha illustrato invitandoci a sceglierlo.

Puntare tutto su una cosa sola: è certamente una decisione rischiosa, perché se ciò che hai scelto si rivelasse fallimentare resteresti più vuoto di prima. Eppure ci accorgiamo come nella società delle mille opzioni, persino quella dell’identità di genere, l’unico modo per non disperdersi ed essere persone unificate è orientarsi, determinarsi. Ciò non significa che la vita non debba avvalersi di numerose e variegate esperienze, ma che esse discendono dall’opzione fondamentale che nell’età della maturità necessita di essere deliberata. È triste vedere gente adulta gareggiare coi ragazzini nel dotarsi dell’ultimo social network e usarlo con la stessa leggerezza di un quindicenne!
Siamo chiamati dunque a saper cogliere il meglio per noi e a saperlo cercare con impegno. Le due parabole del «tesoro nascosto nel campo» e della «perla di grande valore» presentano difatti il regno di Dio come una realtà rispettivamente da accogliere con gratuità e cercare con caparbietà.
Noi siamo abituati a pensare che la fortuna ti giunge inaspettata, che sei baciato da essa, ma di solito un tale dono gratuito viene riferito a una vincita economica, a un affare andato a buon fine, o al massimo alle soddisfazioni che danno i figli. Difficilmente si pensa che il vero bacio dal cielo sia la possibilità di conoscere Dio, di essere salvati da Cristo e vivificati dallo Spirito. Chi però ha questa chiarezza, non deve farsela sfuggire e, come l’uomo della parabola, «vende tutti i suoi averi e compra quel campo». Chi capisce che la scoperta dell’amore trinitario è la pienezza dell’esistenza, non avrà difficoltà a rinunciare al resto per vivere sempre nell’amore, «pieno di gioia», essendo quest’ultima frutto dell’amore. C’è una perdita però da accettare, la rinuncia alle cose di prima, beni, abitudini e posizioni sociali: si tratta di entrare in una nuova dimensione esistenziale, in cui tutto profuma di Cristo. Mi colpiva come una persona, che nell’ultimo anno ha avuto un cammino di fede più intenso, sia in grado adesso di cogliere come il Signore le stia parlando in tutte le circostanze della vita: mentre un rapporto di lavoro va deteriorandosi, un’altra strada, prima non vista, si apre; mentre una relazione interpersonale pareva in precedenza arenata, adesso riceve luce dal vangelo.
Dio ha bisogno della nostra libertà dalle cose e da noi stessi per potersi a sua volta muovere con libertà dentro di noi, e a quel punto noti che stai vivendo di Lui e che tutto il resto passa in secondo piano. Niente è più come prima per chi ha trovato l’amore di Dio!
Spesso ascoltiamo espressioni retoriche da chi si sente particolarmente felice, come ‘il meglio deve ancora venire’; per il cristiano tale adagio vale se riferito al regno, che va anche cercato, come fa il mercante di perle.
Chi può cercare davvero Dio con tutto se stesso? Soltanto chi a sua volta si sente eternamente cercato da Lui. Sono io, siamo noi la perla preziosa di cui Dio non può fare a meno, tanto che viene a cercarci in tutti gli angoli possibili, anzi nell’angolo più oscuro in cui il peccato ci costringe, e vende tutto, dona la sua vita per noi, si spoglia persino della divinità per riscattarci con il suo sangue. Quanta sofferenza vedere che alcuni questo non lo riconoscono! Considerano solo la loro ricerca, il loro sforzo, ma non pensano che dall’altro lato Dio fa lo stesso, anzi lo ha già fatto.
Se cercheremo Colui che ci cerca, alla fine saremo come pesci nella rete del regno, e non pesci scartati. Occorre la sapienza, evocata dall’immagine finale dello «scriba, divenuto discepolo del regno», per puntare tutto su ciò che rende preziosa la vita e la apre alla sovrabbondante promessa di Dio.

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